Eventi & Cultura
Note che faranno sempre ridere!
Zerorchestra incontra Stanlio & Ollio sul palco del Pasolini. L’intervista con il pianista Juri Dal Dan

CERVIGNANO DEL FRIULI – “Ogni cambiamento culturale fa le proprie vittime: alla fine degli Anni ‘20, con l’avvento del sonoro, non bastava più l’espressività del volto e la gestualità, ma bisognava anche saper recitare, avere una formazione teatrale: succede quindi che tantissime star, da un giorno all’altro, finiscono nel dimenticatoio! Ci furono anche dei suicidi clamorosi. In pochi sapranno riciclarsi, alcuni addirittura rilanciarsi in una carriera ancora più ricca di soddisfazioni e tra questi proprio Stanlio & Ollio.” Sono le parole di Juri Dal Dan, pianista e compositore, incontrato in occasione dell’esibizione della Zerorchestra in quel del Pasolini. “Laurel, che era la mente della coppia,” intercala Dal Dan a seguire “seppe adattare la loro performance a questo nuovo linguaggio rendendo così immortale la coppia comica per eccellenza e alla quale tutte quelle successive si ispireranno e si ispirano tuttora nel mondo del cinema!”
Un passo indietro, per coloro che ancora non li conoscessero: la Zerorchestra è un collettivo di musicisti che si è specializzato nel tempo nell’insonorizzazione di film muti, facendo anche perno sul celeberrimo festival di Pordenone che si svolge ogni anno ad ottobre. “Tutti veniamo dal mondo del jazz” precisa Juri “e siamo sia esecutori che compositori per cui nelle nostre colonne sonore suonate dal vivo troverete la mano, la penna e l’orecchio di diverse sensibilità ma con un unico fine comune.”
Ore 20.30, interno notte, palco del teatro, lo schermo: dietro Mirko Cisilino (tromba e trombone), Juri Dal Dan (intervista e pianoforte), Luca Grizzo (percussioni ed effetti sonori), Didier Ortolan (clarinetti, sassofoni e flauto), Romano Todesco (contrabbasso) e Luigi Vitale (vibrafono e xilofono), dalla parte del pubblico Stanlio & Ollio. I primi in diretta dagli anni ‘20 del secondo millennio, i secondi in differita dai roaring twenties per quattro cortometraggi con altrettante musiche.
Le formule sono più o meno le stesse, qui agli albori, poi collaudate: malintesi, errori, sbadataggini, equivoci, goffaggini, travisamenti, cadute, scivoloni, liti, scaramucce e chi più ne ha più ne metta; il tutto naturalmente sottolineato in maniera certosina quanto spassosa dal collettivo. Si parte con il duo nella versione improbabili costruttori di case (quelle prefabbricate, quelle americane per intenderci) e anche non avendo assistito alla proiezione potrete facilmente immaginare che il risultato finale non sarà stato dei più soddisfacenti per l’impresario. Pronti via, e al primo incidente – spesso causato dallo stùpidou Stan – Oliver Hardy si cimenta in uno dei marchi di fabbrica: il “camera look”, un espediente cinematografico con il quale il malcapitato chiede comprensione, empatia ed aiuto al pubblico da casa. No, il cinema non sarebbe più stato davvero lo stesso!
E poi si rincorrono – e rincorrono i nostri! – personaggi che fissano un’epoca spumeggiante, indimenticabile e rivoluzionaria, come la maschietta che li prende a pugni nello stomaco o la guardia, parodia che arriva fino ai giorni nostri anche questa delle forze dell’ordine sempre… in puntuale ritardo!
Un attimo dopo il magro e il grasso sono diventati due galeotti: il leit motiv non cambia e percepisci come la band si stia divertendo anche se – ahimè unica leggera nota stonata – i nostri (altri) eroi non si potranno vedere sino ai saluti finali.
Grande classico che faceva sbellicare da morire: ben prima di Tony Curtis e Jack Lemmon, che per sfuggire a dei malavitosi si travestono da donne in A qualcuno piace caldo, Stan Laurel ha fatto piegare dalle risate il suo pubblico interpretando il ruolo della cameriera in Zuppa d’anatra. Avete presente poi l’iconica scena nella quale il getto d’aria fa alzare le gonne a Marylin?! Ecco, anche questa l’avevano già fatta loro. Con risultati meno sexy, s’intende, ma altresì di indubbio impatto.
Si chiude con i nostri eroi nell’ennesima variante delle loro gag: Stan questa volta veste i panni di un rampollo scozzese che arriva in gita negli USA, vestito… alla scozzese, sì, con la gonna. Il resto è facilmente intuibile. A seguire applausi agli strumentisti ed ovazione per le colonne della risata, perchè “Stanlio & Ollio fanno ridere, fanno veramente ridere anche oggi e non per modo di dire… Fanno ancora ridere a distanza di cento anni!” E’ il commiato di Dal Dan. E c’è qualche lacrima nel parterre che capita quando ti sei divertito troppo o ti ricordi, quando avevi un po’ di anni di meno, che li vedevi in famiglia, e anche lì… ridevano tutti.
Insomma, portare il buonumore è un dono divino, così come esistono diversi vocaboli arruolabili per spiegare il segreto del loro successo, di quel successo, del successo della più grande coppia della storia del cinema: talento, amicizia, predestinazione, professionalità, intuito, ingegno, lavoro, genialità. Ma una sola ne racchiude il segreto del loro essere immortali: complicità. Che poi, assieme ai sostantivi sopra menzionati, e fatte le debite proporzioni, è anche il motivo del perchè la Zerorchestra continui a creare questi piccoli grandi gioielli a distanza di trent’anni. E fra poco – ci preannunciano – arriva Metropolis. Lunga vita al cinema… e alla musica!
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